Perché tornare a giocare?
Le ragioni per il quale sono tornato a frequentare le scacchiere, dopo oltre 40 anni dalle mie ultime partite (da ragazzo giocavo con mio fratello) sono diverse. Proviamo a elencarle.
Innanzitutto, mi piacciono i cimenti intellettuali. La vita di tutti i giorni spesso te ne offre pochi, e anche quando te ne offre sono condizionati da cose che vanno ben al di là del puro intelletto. La faccia tosta serve per riuscire nelle cose di tutti i giorni molto più dell'intelligenza. Negli scacchi, si parte da zero ogni volta. Si è assolutamente pari al proprio avversario, all'inizio. Conta solo la capacità e la preparazione. E, con l'andare del tempo, conto di migliorarmi pian piano.
Secondo: nulla, almeno per me, riesce a staccarti dalla vita quotidiana come una partita a scacchi in cui sei ben concentrato. Giocare richiede un impegno pressoché totale, isolarsi dalle vicende materiali e pensare che l'universo sia limitato a quelle 64 caselle.
Terzo: chi ha visto La regina degli scacchi, anche se non sa giocare, penso riesca a intuire cosa intendo: gli scacchi sono per le persone in po' "borderline". Che in qualche modo si distinguono dalla massa in qualche particolare. E, forse con un po' di presunzione, ma anche di orgoglio, io penso di essere una persona "atipica".
Quarto: è divertente e poco costoso. Basta una scacchiera da poche decine di euro e qualche persona con cui giocare. Anche se poi, se vuoi spendere, puoi sempre farlo: da comprare scacchiere di pregio a usare software scacchistici, a fare corsi.
Quinto: è una sfida a due. E gli ambienti frequentati dagli scacchisti a me piacciono. Ci sono persone diversissime, non si guarda a razza, credi politici o religiosi, sesso, condizioni di salute, età. Il motto della Federazione internazionale degli scacchi ben riassume questa filosofia egualitaria: Gens una Sumus.
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