Come migliorare (secondo la mia esperienza)

 Per alzarsi dal livello della schiappa che perde sempre, riassumo qui qualche regola, su cui magari tornerò anche in seguito.

Premetto: non credo di avere assolutamente nessun talento naturale. A parte i risultati scarsi, me lo confermano le mie difficoltà di concentrazione, il fatto che  a volte guardo la scacchiera come se fosse un mondo avulso, e le mie costanti sconfitte (soprattutto nel gioco in presenza). Ma anche se non si è portati, si può  sempre migliorare. Ecco qualche regola che cerco di applicare (anche se non sempre ci riesco).

  • Giocare, giocare, giocare! Senza la pratica non si migliora. Ormai con le piattaforme online si riesce a trovare avversari del proprio livello in una manciata di secondi. Basta un Pc connesso a Internet.
  • Cercare sempre di essere concentrati. Se si vuole ottenere dei risultati, non si deve mai giocare con "la testa da un'altra parte". Poi, nulla vieta di giocare per puro passatempo, mettendoci poca concentrazione. Ma in questo caso gli errori e le conseguenti sconfitte fioccheranno.
  • Prendersela comoda: il principale nemico - secondo la mai esperienza - che ti impedisce di giocare decentemente e di imparare è la fretta. Esistono partite di scacchi in cui il tempo massimo di gioco per ciascun contendente è di un minuto, o anche meno. Se si spera di migliorarsi facendo tante di queste partite super rapide, si perde solo del tempo. Personalmente, noto che per giocare ai miei livelli top (per quanto siano scarsi) mi servono partite di ben più di 10 minuti per giocatore.
  • Farsi un "piano mentale" ogni volta che si deve affrontare una mossa. E' una delle cose più difficili, ma secondo me conta di più di sapere tanta teoria. O meglio: la teoria non serve se non viene applicata seguendo delle regole.
  • Osservare sempre il gioco dell'avversario. Se si ha in mente una qualche strategia ma l'avversario ci blocca con una forchetta e non ce ne accorgiamo, perdiamo di sicuro.
  • Studiare un po' di teoria: ci sono centinaia, se non migliaia, di manuali che spiegano ogni sfaccettatura del gioco. Da quelli onnicomprensivi a quelli molto specializzati. Anche la letteratura italiana è molto vasta; se poi si conosce l'inglese, la propria biblioteca scacchistica può diventare vastissima.

I punti che ho detto sopra sono più o meno, secondo la mia esperienza, in ordine di importanza. Cioè: inutile aver letto libri di teoria se poi non si gioca mai o quasi. Inutile prendersela comoda se durante una partita ci distraiamo.

Altra considerazione: io ho letto due libri di teoria (letto: da qui a metterli in pratica, ne passa...), e un terzo lo devo ancora affrontare. Non ho mai trovato però nessun testo che mi spieghi il quarto punto: cioè come gestire la strada che deve fare il nostro cervello per evitare errori e trovare, possibilmente, la mossa migliore. Pian piano, io sto cercando di costruire un mio percorso. Ma qua, andiamo a considerazioni più pratiche, su cui magari scriverò un post successivo.

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